Riportiamo di seguito gli obiettivi della Pianificazione
Territoriale e Urbanistica definiti dalla Regione nella Legge Regionale n° 20
dell’anno 2000:
-
promuovere un ordinato sviluppo del
territorio, dei sistemi urbani e del sistema produttivo;
-
assicurare che i processi di
trasformazione siano compatibili con la sicurezza e la tutela dell’integrità
fisica e con l’identità culturale del territorio;
-
migliorare la qualità della vita e la
salubrità degli insediamenti urbani;
-
ridurre la pressione degli
insediamenti sui sistemi naturali e ambientali anche attraverso opportuni
interventi di riduzione e mitigazione degli impatti;
-
promuovere il miglioramento della
qualità ambientale, architettonica e sociale del territorio urbano, attraverso
interventi di riqualificazione del tessuto esistente;
-
prevedere il consumo di nuovo
territorio solo quando non sussistono alternative derivante dalla sostituzione
dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e
riqualificazione.
Riteniamo che in questi anni tali
obiettivi siano stati largamente disattesi, soprattutto in riferimento al consumo
di nuovo territorio. A nostro avviso il territorio deve essere riconosciuto
come bene comune, occorre un netto stop al consumo di aree vergini.
Per questo motivo proponiamo un nuovo
modello di pianificazione basato sulla partecipazione
dei cittadini ai processi decisionali e sulla cooperazione con
gli altri Comuni della Val d’Enza. In primo luogo prevedendo nella
definizione degli strumenti urbanistici una fase di ascolto e recepimento delle
idee dei singoli cittadini in merito alla “Cavriago che vorrebbero”. In secondo
luogo un’intensificazione della cooperazione con i Comuni limitrofi nelle
scelte strategiche per il governo del territorio d’area vasta, che travalica
quindi i confini amministrativi, in un’ottica di Unione dei Comuni della Val
D’Enza.
Questo ultimo aspetto si prefigura
come un’opportunità per uno sviluppo ordinato del territorio, che ottimizzi gli
elementi strutturali, come i poli funzionali e le aree produttive
sovracomunali, considerando la centralità dell’organizzazione di un sistema
logistico e della mobilità efficiente, ma che offra anche qualità ambientale,
sociale, dotazioni di servizi e un adeguato sistema formativo. Un territorio
nuovamente competitivo a livello globale che possa rispondere alle crisi
economiche, sociali ed ambientali degli ultimi anni.
Politiche abitative
Il Comune deve farsi promotore di politiche abitative per
le fasce sociali (famiglie in condizioni di difficoltà economica e lavorativa,
madri sole, padri separati, giovani coppie) che non sono nelle condizioni di
permettersi un affitto a prezzo di mercato. A tal fine proponiamo di facilitare
l’incrocio domanda/offerta abitativa attraverso una politica che preveda:
- dal lato della proprietà una significativa
riduzione delle imposte locali sugli immobili e la costituzione di un
fondo di garanzia in merito alla copertura e al finanziamento dei depositi
cauzionali (3 mensilità) e ad eventuali morosità (fino a 6 mensilità);
- dal lato del potenziale locatario
l’opportunità di pagare un affitto ad un canone convenzionato, inferiore di
almeno 150-200 euro rispetto a quello di mercato.
Proponiamo inoltre di ridiscutere con
i soggetti attuatori degli ambiti residenziali di Pratonera e Roncaglio le
dotazioni territoriali relative ai “Benefici pubblici per l’edilizia
residenziale convenzionata”. Gli attuali accordi prevedono che da questi due
ambiti derivino complessivamente 1.598.000 euro da utilizzare come contributi
pubblici per chi decide di acquistare un alloggio (sostanzialmente sono
“sconti” rispetto ai prezzi di mercato). Tali accordi ad oggi non hanno però
prodotto risultati significativi (sono infatti solo tre gli alloggi venduti con
queste agevolazioni, rispetto agli oltre ottanta previsti). Proponiamo pertanto
di modificare questo schema, basato solo sulla vendita, favorendo una politica
dell’affitto a canone convenzionato per una parte di questi nuovi alloggi.
Anche in questo caso si può prevedere una significativa riduzione delle
imposte locali sugli immobili che rientrano in questa nuova politica
abitativa.
Area
produttiva di Corte Tegge
Il Comune si impegnerà nella
trasformazione dell’area produttiva di Corte Tegge in Area Produttiva
Ecologicamente Attrezzata (APEA). Con il termine APEA si definisce un nuovo modello di area
produttiva i cui obiettivi strategici sono la riduzione degli impatti
ambientali ed il consumo di risorse, il miglioramento delle performance
economiche delle aziende insediate. Per raggiungere tali obiettivi l’area di
Corte Tegge sarà caratterizzata da:
-
una
gestione ambientale dell’area che ricerca un vantaggio condiviso tra imprese,
Comune e popolazione locale. Sulla base di un’analisi ambientale iniziale
verranno definiti obiettivi da perseguire attraverso un programma di
miglioramento da monitorare e aggiornare nel tempo;
-
la
presenza di infrastrutture e servizi collettivi, dimensionati e concertati con
le imprese, volti a favorire da un lato il contenimento degli impatti ambientali,
dall’altro la creazione di economie di scala, efficienza energetica e sinergie
fra imprese.
Tra i numerosi ambiti di miglioramento possiamo citare: la
produzione e fornitura di energia elettrica (Energy manager),
l’approvvigionamento di acqua e gas, la gestione dei rifiuti (borsa recupero
rifiuti), la logistica e
l’intermodalità, la mobilità (Mobility manager), i servizi agli addetti,
servizi di gestione e formazione risorse umane, servizi bancari e assicurativi,
servizi di telecomunicazione, attività commerciali e di marketing, agevolazioni
per l’ottenimento di autorizzazioni ambientali e certificazioni ambientali,
sicurezza dell’area (sorveglianza e piano d’emergenza d’area).
La piena conversione di Corte Tegge in
APEA rappresenta una opportunità di sviluppo sostenibile poiché favorisce le
sinergie tra sviluppo economico-industriale, comunità locale ed ambiente
naturale.
Politiche per favorire l’imprenditorialità
La nuova Legge regionale n. 15
del 2013 sull’attività edilizia, nell’ottica di favorire la ripresa economica,
ha previsto misure per facilitare il riuso degli edifici produttivi e l’avvio
di nuove attività. Infatti nell’art. 55 comma 5, è consentito, in deroga ai
limiti dimensionali e quantitativi previsti dagli strumenti urbanistici, di frazionare
senza che questo comporti il pagamento del contributo di costruzione al Comune,
i fabbricati ad esercizio d’impresa in più unità immobiliari autonome.
L’obiettivo che la L.R. n. 15 del 2013 ha inteso perseguire non è quello di
promuovere significative trasformazioni urbanistiche, ma di favorire le
imprese che intendano proseguire la loro attività in locali di più ridotte
dimensioni per poter vendere o affittare parte dell’immobile non utilizzato ad
altre imprese che, in tal modo, disporrebbero dei locali frazionati per
esercitare la loro attività. Riteniamo che una Amministrazione locale attenta
al mondo del lavoro e dell’imprenditorialità soprattutto giovanile, oltre ad un
forte e deciso impegno per semplificare le pratiche burocratiche, debba saper
cogliere questa ed altre opportunità coordinandole in un offerta
complessiva che favorisca l’apertura di nuove imprese, svolgendo così un ruolo
di accompagnamento alle attività iniziali dell’impresa.
Area relativa agli ex stabilimenti Mariella Burani
Riteniamo che la drammatica chiusura degli stabilimenti
produttivi dell’azienda “Mariella Burani Fashion Group” non debba innescare
alcuna richiesta di cambiamento nella destinazione urbanistica dell’area
interessata.
A nostro avviso la vocazione industriale/produttiva
prevista dal vigente Piano Strutturale Comunale per l’area attualmente occupata
da questi stabilimenti deve rimanere tale.
Per questo motivo, al fine di scoraggiare
ogni tentativo di speculazione edilizia legata ad un eventuale cambio di
destinazione dell’area, ci impegnamo a non variarne in futuro l’attuale
destinazione urbanistica.
Mobilità
Proponiamo di aumentare i
collegamenti di trasporto pubblico con Reggio Emilia attraverso il prolungamento
della linea urbana n. 1 (al momento questa linea arriva fino a Codemondo,
si ipotizza di estenderla di circa 700 metri sino alla rotonda ex San Remo).
L’attuazione di questa proposta permetterebbe collegamenti ad ogni ora con il
Comune capoluogo, in particolare con la STAZIONE FF.SS. e l'OSPEDALE
S. MARIA NUOVA. Inoltre garantirebbe ai residenti a Codemondo di
raggiungere Cavriago con facilità, magari per accedere alla rete commerciale e
di servizi locale.
Per quanto riguarda la
mobilità interna proponiamo l’attivazione di progetti di mobilità sostenibile -
BICIBUS e PEDIBUS - relativamente ai percorsi casa-scuola dei
bambini e ragazzi che frequentano le scuole De Amicis e Galilei.
Proponiamo inoltre la
realizzazione di una ciclopedonale che colleghi Cavriago con Corte Tegge e, di
conseguenza, che si raccordi con la ciclopedonale a fianco della Via Emilia.
Quest’opera pubblica garantirebbe da un lato nuove opportunità in tema di
mobilità casa-lavoro per molti cavriaghesi, dall’altro la possibilità di
raggiungere Reggio Emilia in bicicletta in assoluta sicurezza.
Piccole grandi opere
Riportiamo
di seguito alcune “piccole grandi opere” che ci sono state segnalate da alcuni
cittadini durante gli incontri che abbiamo svolto di recente:
-
individuazione di una nuova area per il luna park durante le
fiere di marzo e settembre (spostando così le giostre dal piazzale Govi);
-
realizzazione di un bagno pubblico in prossimità del centro
del paese e riattivare quelli presenti al Parco dello Sport (chiusi da molto
tempo)
-
realizzazione di specifiche aree soste per i camper, anche a
pagamento (parcheggi fissi da affittare anche annualmente; che costituirebbero
anche entrate per le casse del Comune).
La cura del patrimonio esistente
Vorremmo che la prossima legislatura si caratterizzasse anche per
un approccio che dia l’importanza che merita al tema della manutenzione ordinaria.
Un approccio che privilegi la sobrietà, che metta al centro la cura
dell’esistente (strutture e uffici comunali, edifici scolastici, palestre e
impianti sportivi, strade, parchi e verde pubblico, illuminazione, ecc.) a
discapito dell’orientamento che spesso caratterizza molte amministrazioni, cioè
quello del “fare”, del realizzare continuamente opere pubbliche mettendo in
secondo piano la “custodia” di quello che già esiste.
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