venerdì 18 aprile 2014

PIANIFICAZIONE TERRITORIALE


Riportiamo di seguito gli obiettivi della Pianificazione Territoriale e Urbanistica definiti dalla Regione nella Legge Regionale n° 20 dell’anno 2000:

-       promuovere un ordinato sviluppo del territorio, dei sistemi urbani e del sistema produttivo;

-       assicurare che i processi di trasformazione siano compatibili con la sicurezza e la tutela dell’integrità fisica e con l’identità culturale del territorio;

-       migliorare la qualità della vita e la salubrità degli insediamenti urbani;

-       ridurre la pressione degli insediamenti sui sistemi naturali e ambientali anche attraverso opportuni interventi di riduzione e mitigazione degli impatti;

-       promuovere il miglioramento della qualità ambientale, architettonica e sociale del territorio urbano, attraverso interventi di riqualificazione del tessuto esistente;

-       prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistono alternative derivante dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione.

 

Riteniamo che in questi anni tali obiettivi siano stati largamente disattesi, soprattutto in riferimento al consumo di nuovo territorio. A nostro avviso il territorio deve essere riconosciuto come bene comune, occorre un netto stop al consumo di aree vergini.

Per questo motivo proponiamo un nuovo modello di pianificazione basato sulla partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e sulla cooperazione con gli altri Comuni della Val d’Enza. In primo luogo prevedendo nella definizione degli strumenti urbanistici una fase di ascolto e recepimento delle idee dei singoli cittadini in merito alla “Cavriago che vorrebbero”. In secondo luogo un’intensificazione della cooperazione con i Comuni limitrofi nelle scelte strategiche per il governo del territorio d’area vasta, che travalica quindi i confini amministrativi, in un’ottica di Unione dei Comuni della Val D’Enza.

Questo ultimo aspetto si prefigura come un’opportunità per uno sviluppo ordinato del territorio, che ottimizzi gli elementi strutturali, come i poli funzionali e le aree produttive sovracomunali, considerando la centralità dell’organizzazione di un sistema logistico e della mobilità efficiente, ma che offra anche qualità ambientale, sociale, dotazioni di servizi e un adeguato sistema formativo. Un territorio nuovamente competitivo a livello globale che possa rispondere alle crisi economiche, sociali ed ambientali degli ultimi anni.

 


Politiche abitative


Il Comune deve farsi promotore di politiche abitative per le fasce sociali (famiglie in condizioni di difficoltà economica e lavorativa, madri sole, padri separati, giovani coppie) che non sono nelle condizioni di permettersi un affitto a prezzo di mercato. A tal fine proponiamo di facilitare l’incrocio domanda/offerta abitativa attraverso una politica che preveda:

-       dal lato della proprietà una significativa riduzione delle imposte locali sugli immobili e la costituzione di un fondo di garanzia in merito alla copertura e al finanziamento dei depositi cauzionali (3 mensilità) e ad eventuali morosità (fino a 6 mensilità);

-       dal lato del potenziale locatario l’opportunità di pagare un affitto ad un canone convenzionato, inferiore di almeno 150-200 euro rispetto a quello di mercato.

 

Proponiamo inoltre di ridiscutere con i soggetti attuatori degli ambiti residenziali di Pratonera e Roncaglio le dotazioni territoriali relative ai “Benefici pubblici per l’edilizia residenziale convenzionata”. Gli attuali accordi prevedono che da questi due ambiti derivino complessivamente 1.598.000 euro da utilizzare come contributi pubblici per chi decide di acquistare un alloggio (sostanzialmente sono “sconti” rispetto ai prezzi di mercato). Tali accordi ad oggi non hanno però prodotto risultati significativi (sono infatti solo tre gli alloggi venduti con queste agevolazioni, rispetto agli oltre ottanta previsti). Proponiamo pertanto di modificare questo schema, basato solo sulla vendita, favorendo una politica dell’affitto a canone convenzionato per una parte di questi nuovi alloggi. Anche in questo caso si può prevedere una significativa riduzione delle imposte locali sugli immobili che rientrano in questa nuova politica abitativa.

 

Area produttiva di Corte Tegge

Il Comune si impegnerà nella trasformazione dell’area produttiva di Corte Tegge in Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA). Con il termine APEA  si definisce un nuovo modello di area produttiva i cui obiettivi strategici sono la riduzione degli impatti ambientali ed il consumo di risorse, il miglioramento delle performance economiche delle aziende insediate. Per raggiungere tali obiettivi l’area di Corte Tegge sarà caratterizzata da:

-       una gestione ambientale dell’area che ricerca un vantaggio condiviso tra imprese, Comune e popolazione locale. Sulla base di un’analisi ambientale iniziale verranno definiti obiettivi da perseguire attraverso un programma di miglioramento da monitorare e aggiornare nel tempo;

-       la presenza di infrastrutture e servizi collettivi, dimensionati e concertati con le imprese, volti a favorire da un lato il contenimento degli impatti ambientali, dall’altro la creazione di economie di scala, efficienza energetica e sinergie fra imprese.

Tra i numerosi ambiti di miglioramento possiamo citare: la produzione e fornitura di energia elettrica (Energy manager), l’approvvigionamento di acqua e gas, la gestione dei rifiuti (borsa recupero rifiuti),  la logistica e l’intermodalità, la mobilità (Mobility manager), i servizi agli addetti, servizi di gestione e formazione risorse umane, servizi bancari e assicurativi, servizi di telecomunicazione, attività commerciali e di marketing, agevolazioni per l’ottenimento di autorizzazioni ambientali e certificazioni ambientali, sicurezza dell’area (sorveglianza e piano d’emergenza d’area).

La piena conversione di Corte Tegge in APEA rappresenta una opportunità di sviluppo sostenibile poiché favorisce le sinergie tra sviluppo economico-industriale, comunità locale ed ambiente naturale.

 

Politiche per favorire l’imprenditorialità


La nuova Legge regionale  n. 15 del 2013 sull’attività edilizia, nell’ottica di favorire la ripresa economica, ha previsto misure per facilitare il riuso degli edifici produttivi e l’avvio di nuove attività. Infatti nell’art. 55 comma 5, è consentito, in deroga ai limiti dimensionali e quantitativi previsti dagli strumenti urbanistici, di frazionare senza che questo comporti il pagamento del contributo di costruzione al Comune, i fabbricati ad esercizio d’impresa in più unità immobiliari autonome. L’obiettivo che la L.R. n. 15 del 2013 ha inteso perseguire non è quello di promuovere significative trasformazioni urbanistiche, ma di favorire le imprese che intendano proseguire la loro attività in locali di più ridotte dimensioni per poter vendere o affittare parte dell’immobile non utilizzato ad altre imprese che, in tal modo, disporrebbero dei locali frazionati per esercitare la loro attività. Riteniamo che una Amministrazione locale attenta al mondo del lavoro e dell’imprenditorialità soprattutto giovanile, oltre ad un forte e deciso impegno per semplificare le pratiche burocratiche, debba  saper cogliere questa ed altre  opportunità coordinandole in un offerta complessiva che favorisca l’apertura di nuove imprese, svolgendo così un ruolo di accompagnamento alle attività iniziali dell’impresa.

 

Area relativa agli ex stabilimenti Mariella Burani


Riteniamo che la drammatica chiusura degli stabilimenti produttivi dell’azienda “Mariella Burani Fashion Group” non debba innescare alcuna richiesta di cambiamento nella destinazione urbanistica dell’area interessata.

A nostro avviso la vocazione industriale/produttiva prevista dal vigente Piano Strutturale Comunale per l’area attualmente occupata da questi stabilimenti deve rimanere tale.

Per questo motivo, al fine di scoraggiare ogni tentativo di speculazione edilizia legata ad un eventuale cambio di destinazione dell’area, ci impegnamo a non variarne in futuro l’attuale destinazione urbanistica.

 

Mobilità


Proponiamo di aumentare i collegamenti di trasporto pubblico con Reggio Emilia attraverso il prolungamento della linea urbana n. 1 (al momento questa linea arriva fino a Codemondo, si ipotizza di estenderla di circa 700 metri sino alla rotonda ex San Remo). L’attuazione di questa proposta permetterebbe collegamenti ad ogni ora con il Comune capoluogo, in particolare con la STAZIONE FF.SS. e l'OSPEDALE S. MARIA NUOVA. Inoltre garantirebbe ai residenti a Codemondo di raggiungere Cavriago con facilità, magari per accedere alla rete commerciale e di servizi locale.

 

Per quanto riguarda la mobilità interna proponiamo l’attivazione di progetti di mobilità sostenibile - BICIBUS e PEDIBUS - relativamente ai percorsi casa-scuola dei bambini e ragazzi che frequentano le scuole De Amicis e Galilei.

Proponiamo inoltre la realizzazione di una ciclopedonale che colleghi Cavriago con Corte Tegge e, di conseguenza, che si raccordi con la ciclopedonale a fianco della Via Emilia. Quest’opera pubblica garantirebbe da un lato nuove opportunità in tema di mobilità casa-lavoro per molti cavriaghesi, dall’altro la possibilità di raggiungere Reggio Emilia in bicicletta in assoluta sicurezza.

 

Piccole grandi opere

Riportiamo di seguito alcune “piccole grandi opere” che ci sono state segnalate da alcuni cittadini durante gli incontri che abbiamo svolto di recente:

-       individuazione di una nuova area per il luna park durante le fiere di marzo e settembre (spostando così le giostre dal piazzale Govi);

-       realizzazione di un bagno pubblico in prossimità del centro del paese e riattivare quelli presenti al Parco dello Sport (chiusi da molto tempo)

-       realizzazione di specifiche aree soste per i camper, anche a pagamento (parcheggi fissi da affittare anche annualmente; che costituirebbero anche entrate per le casse del Comune).

 

La cura del patrimonio esistente

Vorremmo che la prossima legislatura si caratterizzasse anche per un approccio che dia l’importanza che merita al tema della manutenzione ordinaria. Un approccio che privilegi la sobrietà, che metta al centro la cura dell’esistente (strutture e uffici comunali, edifici scolastici, palestre e impianti sportivi, strade, parchi e verde pubblico, illuminazione, ecc.) a discapito dell’orientamento che spesso caratterizza molte amministrazioni, cioè quello del “fare”, del realizzare continuamente opere pubbliche mettendo in secondo piano la “custodia” di quello che già esiste.

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